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Sofri sull’elitismo ‘buono’
Luca Sofri, autore del blog ‘Wittegenstein’, ha recentemente scritto un articolo per l’Unita’, che trovate qui, in cui si sostiene che l’antielitismo esasperato ha portato alcune democrazie ed in particolare l’Italia ad essere in preda alla demagogia. Lo scegliere elite che fossero ‘come noi’ invece che ‘migliori di noi’ e’ un errore che porta ad avere classi dirigenti mediocri e familiari senza avere l’occasione di coloro che abbiano expertise e sappiano prendere decisioni impopolari quando necessario. Sulla cause di questo elitismo, Sofri afferma che il tradimento dell’elite verso i propri elettori o mandatari ha giocato un ruolo principale.
In generale sono d’accordo su quanto affermato da Sofri ma lo ritengo incompleto. L’antielitismo trova vigore nella sfiducia ma, a mio avviso, c’e’ anche un altro aspetto che gioca un ruolo fondamentale: la mancanza di regole del gioco chiare nei meccanismi di selezione e la consequente mancanza di meritocrazia.
La ‘certificazione’ di avere un expertise in Italia e’ sempre piu’ inaffidabile. Universita’ di basso qualita’ e titoli di studio inaffidabili, accesso a posizioni professionali non per merito ma per amicizie o clan, tutto questo rende opaco il processo di selezione delle elite sino a produrre una sorta equivalenza della mediocrita’.
Non poter contare su meccanismi affidabili di selezione e certificazione delle competenze di una persona, diventa molto difficile fare una scelta informata e corretta. In altre parole, l’antielitismo nasce anche perche’ i meccanismi per selezionare l’elite sono diventati inaffidabili e manipolabili.
Non vigendo alcuna meritocrazia, su quale criterio si puo’ dire che una persona X meriti l’investitura ad una responsabilita’ di rappresentanza e decisione? Insomma come si diventa parte dell’elite? Questo e’ punto cruciale perche’ considera la legittimazione di una elite. Se questa manca, altri meccanismi, come la familiarita’ identitaria diventano prevalenti (ovviamente non possono essere eliminati del tutto) generando l’elitismo dei mediocri.
Questo e’ un problema tutto italiano nella sua gravita’, che altri paesi vivono in modo molto meno drammatico tanto da avere uno come Obama a concorrere come presidente.
Poi, senz’altro, rimane certo il fatto che la mediocrita’ di un elite sia lo specchio della societa’ in cui essa opera. Un paese in cui l’interesse generale è sempre spiazzato dal particolare, territoriale o categoriale che sia, il paese delle cooptazioni, delle scorciatoie e dei vari furbetti del quartiere. Dove lo spazio pubblico e’ vissuto unicamente come luogo di interessi personali e privati, in tali circostanze l’emersione di una elite che abbia a cuore lo spazio pubblico come spazio di comunita’ sarebbe stato un miracolo che non e’ avvenuto.
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