Ivan Scalfarotto:mini-intervista sul Sud

Ivan Scalfarotto BannerIvan Scalfarotto e’ noto ai piu’ per il suo tentativo alle primarie dell’Ulivo nel 2005 e per aver poi intrapreso una attivita’ politica dentro i DS fermamente centrata sull’opportunita del Partito Democratico. A queste elezioni Ivan e’ candidato alla Camera dei Deputati nel collegio Lombardia 1 per il Partito Democratico appunto, in posizione di “runner”, insomma da combattimento.

Ho fatto ad Ivan qualche domanda sulla questione Mezzogiorno e lui, come sempre, ha cortesemente risposto. Delle riflessioni utili, per chi, meridionale, sta riflettendo su se e come votare alle prossime elezioni. A voi il commento ed il dibattito.

1) Tu hai vissuto a Foggia e anche fatto politica lì, quindi conosci bene i problemi del Mezzogiorno. Perché secondo te votare PD è la scelta migliore per migliorare le condizioni del Sud d’Italia?

Ivan: Spero non me vorrai, Giuseppe, se comincio subito col non concordare con il metodo descritto nella tua domanda. Secondo me non c’è nessuna possibilità di migliorare le condizioni del mezzogiorno se non migliorano le condizioni complessive dell’Italia. Vedi, uno dei motivi fondamentali per i quali io ho scelto di stare nel PD è che Veltroni sta finalmente proponendo una linea politica basata sul principio che qui o si cresce tutti o non cresce nessuno: questo vale per lavoro e imprese ma vale anche, secondo me, per le varie parti del paese. E allora non bisogna chiedersi se votare PD possa essere la soluzione ai problemi del Sud d’Italia, ma se votare PD sia la soluzione o meno ai problemi dell’Italia nella sua interezza, e di conseguenza anche dei particolari problemi del mezzogiorno.

2) Come saprai, ci sono state molte polemiche sulle liste di candidati del PD. In particolare, la sensazione è stata di una mancanza di coraggio nel rinnovare il ceto politico, in particolare al Sud. Qual’e’ la tua opinione in merito? Si poteva fare di più o si è esagerato nelle critiche?

Io credo che le critiche siano state sostanzialmente giuste e fondate, ma con il non trascurabile limite di dimenticare che, come dicono gli inglesi, “Rome wasn’t built in a day”. Il PD ha solo pochi mesi di vita e ha dimostrato in questo brevissimo lasso di tempo uno straordinario coraggio e un’inclinazione al cambiamento senza precedenti. Diciamoci la verità: era realistico aspettarsi che il PD potesse fare completamente piazza pulita in soli sei mesi di una classe dirigente vecchia e conservatrice così radicata nelle istituzioni e nella politica a tutti i livelli? Non credo proprio. Però sarebbe ingeneroso e molto miope non dare al cambiamento avvenuto il peso e l’importanza che merita. Anzi, dirò di più: se desideriamo e ci aspettiamo che il cambiamento prosegua con maggior decisione in futuro dobbiamo dar voce e forza a chi, come Veltroni, quel cambiamento ha voluto, promosso e difeso scommettendo tutta la sua credibilità e il suo peso politico su questo obiettivo.

3) I problemi del Sud sono tanti e complessi ed occorre quindi fare delle priorità. Quale dovrebbero essere secondo te le priorità, tenendo a mente la loro fattibilità in tempi rapidi?

La mia impressione è che non sarà possibile mettere mano a nessuno dei problemi che assillano il mezzogiorno d’Italia fintanto che non risolveremo la questione mafiosa. Come può uno Stato, qualsiasi Stato, tollerare di non avere il controllo e – alla fine – la piena sovranità su un quarto del proprio territorio? Nessun rilancio, nessun investimento è possibile se non liberiamo il Sud dal giogo della criminalità organizzata. Esistono nel mondo esempi luminosi di regioni storicamente deboli o svantaggiate che hanno fatto passi da gigante dal punto di vista economico e sociale. Con tutte le differenze del caso, pensa all’Irlanda. O al Portogallo, che è un paese più simile al nostro per molti versi. Beh, quelle storie di successo non si sarebbero mai potute verificare se quei paesi avessero dovuto pagare il pedaggio economico e sociale che paghiamo noi a mafia, camorra e ‘ndrangheta. Il punto è che risolvere la questione delle mafie significa affrontare di petto anche la questione del coacervo tra mafia e politica, significa tagliare di netto quella zona grigia che esiste in molti dei nostri partiti e che fa fare loro grandi affermazioni di principio da un lato per poi farsi rappresentare da persone che sono lungi dall’essere al di sopra di ogni sospetto.

4) Personalmente sono convinto che la questione meridionale abbia una fondamentale componente culturale. Tu sei d’accordo? E se sì, hai qualche idea su come promuovere una svolta culturale e civile nel Mezzogiorno?

La questione mafiosa è anche una questione culturale. Per vincere quella sfida bisogna che lo Stato diventi autorevole davanti ai cittadini e che quell’autorevolezza non sia solo culturale ma anche morale. E’ per questo che dico che non possiamo pensare a far crescere il Sud se non cresce tutto il paese: perché anche in questo senso abbiamo bisogno di una politica che si rifondi su scala nazionale, che acquisisca credibilità davanti agli occhi di tutti i cittadini, al sud come al nord. I comportamenti mafiosi non sono solo quelli che violano il codice penale. Il “do ut des”, la ricerca della soluzione facile, il mito del furbo, il compiacersi davanti a chi la fa franca invece di stigmatizzarlo, la cultura della raccomandazione: anche questo è mafia e una politica che cerca il consenso promuovendo questi comportamenti non ha nessuna speranza perché questo è il terreno proprio della mafia e la politica non può sperare di fare meglio dell’originale. Io penso che l’unico modo per vincere sia per lo Stato e per la politica offrire al cittadino modelli di comportamento diametralmente opposti ed assolutamente alternativi a quelli mafiosi: di là la raccomandazione, di qua il merito; di là la sopraffazione, di qua il diritto; di là l’opacità, di qua la trasparenza; di là la paura, di qua la libertà. E poi da qui, ricostruire.

5) Roberto Saviano ha dichiarato recentemente in un’intervista di essere deluso dal come sia PD che PDL abbiano dato spazio a soluzioni per affrontare il problema mafie del Sud. Condividi questa valutazione?

Condivido il fatto che siamo ancora in altissimo mare e che oggettivamente anche i nostri amministratori e politici non sono riusciti ad essere efficaci come avrebbero dovuto, ma sono in radicale disaccordo rispetto al fare di tutt’erba un fascio. Certo: in quanto a casi isolati di individualità non limpide anche il centro-sinistra ha avuto episodicamente storie delle quali non possiamo andare orgogliosi, ma equiparare tutte le parti confondendo tutte le parti politiche è storicamente sbagliato. Nessuno mai a sinistra ha detto che con la mafia bisogna imparare a convivere, come nessuno ha mai detto – per esempio – che evadere le tasse sia in certi casi moralmente corretto. Se vogliamo combattere le mafie e favorire l’emancipazione del sud dobbiamo cominciare negando con forza il sostegno a chi disegna – e in fondo ha in mente – un’Italia così.

Sono d’accordo con molto di quanto dice Ivan ma credo sia necessario discutere alcuni punti e lo faro’ nei commenti.

Rating 3.00 out of 5

Related posts:

  1. Ospite di Ivan Scalfarotto
  2. L’avventura di Ivan
  3. Ivan in Europa
  4. Libano: intervista all’antropologo Giovanni Bochi
  5. Intervista su Onemoreblog.it

This entry was posted in A proposito di news, Essays/Riflessioni and tagged , , , , , . Bookmark the permalink. Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Post a Comment

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *

*
*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>