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	<title>Comments on: Il paese dei cervelli sprecati</title>
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	<description>Thoughts on humans and other animals</description>
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		<title>By: stefano angeletti</title>
		<link>http://www.giuseppeveltri.it/blog/?p=323&#038;cpage=1#comment-2547</link>
		<dc:creator>stefano angeletti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2008 19:17:38 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Ciro, la tua argomentazione Ã¨ molto interessante e suggestiva anche se credo che certi fenomeni economici dovrebbero essere trattati con maggiore distacco e un po&#039; di realismo: nei distretti esistono anche aziende di punta che sono diventate leader nel proprio settore ed hanno sbaragliato la concorrenza internazionale, l&#039;export italiano resta il doppio di quello della spagna dei miracoli -senza considerare che l&#039;italia non ha un passato coloniale- purtroppo i problemi che ci affliggono e continueranno ad affliggerci sono molto grandi e difficili da superare, come tu e Giuseppe avete sottolineato in questo ed altri post. La mancanza di opportunitÃ  lavorative per i laureati nel nostro paese Ã¨ da mettere in collegamento con la mancanza di investimenti stranieri; in Gran Bretagna, Irlanda e Paesi bassi -tre mercati del lavoro molto dinamici- le grandi aziende multinazionali hanno grandi stabilibimenti ed offrono opportunitÃ  lavorative qualificate che nel nostro paese sono limitate alle sole grandi cittÃ  del nord. Il rovescio della medaglia, a mio modo di vedere, Ã¨ che questi paesi offrono un mercato del lavoro molto poco regolato,   bassa sindacalizzazione e flessibilitÃ  diffusa. Vorrei ricordare a voi tutti che Francia e Germania, hanno un tasso di disoccupazione piu&#039; alto di quello italiano -bella consolazione- e che ad esempio, il modello irlandese, corporate tax al 10% per chi investe, ha fatto scomparire la disoccupazione ma Ã¨ molto ingiusto e non Ã¨ sostenibile nel lungo periodo, anche se nel lungo periodo molti di voi si saranno giÃ  stancati di leggere i miei post, ciao a tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Ciro, la tua argomentazione Ã¨ molto interessante e suggestiva anche se credo che certi fenomeni economici dovrebbero essere trattati con maggiore distacco e un po&#8217; di realismo: nei distretti esistono anche aziende di punta che sono diventate leader nel proprio settore ed hanno sbaragliato la concorrenza internazionale, l&#8217;export italiano resta il doppio di quello della spagna dei miracoli -senza considerare che l&#8217;italia non ha un passato coloniale- purtroppo i problemi che ci affliggono e continueranno ad affliggerci sono molto grandi e difficili da superare, come tu e Giuseppe avete sottolineato in questo ed altri post. La mancanza di opportunitÃ  lavorative per i laureati nel nostro paese Ã¨ da mettere in collegamento con la mancanza di investimenti stranieri; in Gran Bretagna, Irlanda e Paesi bassi -tre mercati del lavoro molto dinamici- le grandi aziende multinazionali hanno grandi stabilibimenti ed offrono opportunitÃ  lavorative qualificate che nel nostro paese sono limitate alle sole grandi cittÃ  del nord. Il rovescio della medaglia, a mio modo di vedere, Ã¨ che questi paesi offrono un mercato del lavoro molto poco regolato,   bassa sindacalizzazione e flessibilitÃ  diffusa. Vorrei ricordare a voi tutti che Francia e Germania, hanno un tasso di disoccupazione piu&#8217; alto di quello italiano -bella consolazione- e che ad esempio, il modello irlandese, corporate tax al 10% per chi investe, ha fatto scomparire la disoccupazione ma Ã¨ molto ingiusto e non Ã¨ sostenibile nel lungo periodo, anche se nel lungo periodo molti di voi si saranno giÃ  stancati di leggere i miei post, ciao a tutti.</p>
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		<title>By: Ciro Mazzotta</title>
		<link>http://www.giuseppeveltri.it/blog/?p=323&#038;cpage=1#comment-2546</link>
		<dc:creator>Ciro Mazzotta</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2008 01:49:43 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Giuseppe, 
le due questioni non sono distinte, bensÃ­ ben collegate. Possono stare distinte, forse, per chiarezza di argomentazione in un manuale, ma sul piano storico, cioeâ€™ quello della vita reale, sono tuttâ€™altro.  Lâ€™Italia non assume i neo-laureati o specializzati perchÃ© ha un sistema economico che non puÃ² permetterselo a causa degli squilibri che non sono stati attutiti con una sapiente gestione da parte delle classi dirigenti degli ultimi quaranta anni. E fin qui sono dâ€™accordo con te e con il libro in questione. Che comunque non ho letto. Mi dispiace...chiedo venia...so che non si dovrebbe fare ma sono presuntuoso...presumo di sapere giÃ  cosa câ€™Ã¨ scritto: roba noiosa, trita e ritrita. Dove la tua argomentazione fa acqua Ã¨ lâ€™incapacitÃ  di riconoscere che anche gli iper-specializzati di oggi sono un frutto di quello squilibrio, cioÃ¨ che sono allo stesso tempo i beneficiati e le vittime di quegli squilibri. Mi spiego. 
Tanto per cominciare, la situazione dei laureati tecnici Ã¨ sempre stata triste in Italia; ho degli zii che negli anni Cinquanta per fare gli ingegneri invece che i professori di disegno tecnico sono dovuti emigrare in Argentina. E la storia non era certo nuova, pensa a Gadda, che infatti, sacrosantamente, preferisce emigrare piuttosto che fare il professore nella scuola (fra parentesi, secondo me la storia della villa in Brianza voluta fino alla morte dallâ€™arcigna madre Ã¨ tutto un alibi, la veritÃ  tutta da scoprire con ricerche di archivi segreti sta nel disgusto per una vita da insegnante. Ma scusate, divago, fatti miei personali). Come vedi giÃ  allora la scelta per i tecnici era fra unâ€™industria grama o il grigio terziario statale. 
Con il benessere ovviamente questo meccanismo non viene spezzato e anzi continua a tutto vapore fino ai giorni nostri. Gli unici colpi che gli vengono inferti sono di natura monetaria: la crisi del â€™63; la adesione al Serpente Monetario (â€™79?); la crisi del â€™92 e infine i parametri di bilancio imposti dai â€˜neo-carolingiâ€™. Ma arrivo al punto dei giorni nostri: la crisi degli anni Settanta-Ottanta viene superata in Italia con â€˜piccolo Ã¨ belloâ€™. Il sistema italiano puÃ² permettersi di far lievitare i redditi reali del terziario parassitario in un sitema di cambi semi-fissi grazie alle esportazioni pompate dai distretti industriali. Ora, credo, ma non posso consultare dati precisi (ed in questo caso vorrei e mi dispiace non poterlo fare, ammesso che esistano) i â€˜nuovi talenti non valorizzatiâ€™ sono i figlioli del terziario parassitario o quasi-parassitario. Stipendi cresciuti senza nessuna correlazione alla produttivitÃ . Questi stipendi hanno permesso per la prima volta di fare viaggetti allâ€™estero, imparare lâ€™inglese, comprare qualche libro in piÃ¹ invece di fare fotocopie, lâ€™anno dellâ€™Erasmus, etc. etc. Ora, secondo me, non ci si puÃ² lamentare oggi perchÃ© le nano-industrie italiane e il folkloristico terziario italiano non assumono, pardon non valorizzano, perchÃ© se fosse stato seguito un modello di sviluppo piÃ¹ teutonico alla Cuccia e Mediobanca oggi ci sarebbero sicuramente piÃ¹ grandi aziende internazionali a batterere bandiera italiana e un debito pubblico meno terrificante, ma sicuramente meno SUV a Treviso e meno pergamene incorniciate nel salotto di casa da Roma in giÃ¹. 
Spero di essere riuscito a spiegarmi, in breve volevo dire che lâ€™emigrazione dei cervelli Ã¨ un fatto che deve essere certo corretto, ma che Ã¨ il frutto di una crescita squilibrata di cui si sono goduti vantaggi e svantaggi che vanno pesati prima di tutto senza perdere la prospettiva storica. Qualche tempo fa tu scrivesti che dovremmo abbandonare lâ€™idea di essere una democrazia occidentale. Quellâ€™affermazione mi piacque molto. Oggi scrivi che siamo lâ€™unico paese occidentale a perdere laureati piuttosto che attrarli. Entrambe queste affermazioni ci devono suggerire che per cambiare la situazione bisogna tenere ben presente la prospettiva storica della nostra nazione, e cioÃ¨ la sua peculiaritÃ . Adottando questo approccio diventa evidente che il problema dellâ€™Italia non Ã¨ un problema moralistico, ma di sviluppo squilibrato e che tali squilibri vanno percepiti come un fardello comune da sopportare: cosÃ­ come il piccolo imprenditore del nord-est deve pagare le tasse, il laureato del centro-sud deve adattarsi a fare un lavoro meno qualificato oppure ad emigrare. 
Ciao, Ciro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Giuseppe,<br />
le due questioni non sono distinte, bensÃ­ ben collegate. Possono stare distinte, forse, per chiarezza di argomentazione in un manuale, ma sul piano storico, cioeâ€™ quello della vita reale, sono tuttâ€™altro.  Lâ€™Italia non assume i neo-laureati o specializzati perchÃ© ha un sistema economico che non puÃ² permetterselo a causa degli squilibri che non sono stati attutiti con una sapiente gestione da parte delle classi dirigenti degli ultimi quaranta anni. E fin qui sono dâ€™accordo con te e con il libro in questione. Che comunque non ho letto. Mi dispiace&#8230;chiedo venia&#8230;so che non si dovrebbe fare ma sono presuntuoso&#8230;presumo di sapere giÃ  cosa câ€™Ã¨ scritto: roba noiosa, trita e ritrita. Dove la tua argomentazione fa acqua Ã¨ lâ€™incapacitÃ  di riconoscere che anche gli iper-specializzati di oggi sono un frutto di quello squilibrio, cioÃ¨ che sono allo stesso tempo i beneficiati e le vittime di quegli squilibri. Mi spiego.<br />
Tanto per cominciare, la situazione dei laureati tecnici Ã¨ sempre stata triste in Italia; ho degli zii che negli anni Cinquanta per fare gli ingegneri invece che i professori di disegno tecnico sono dovuti emigrare in Argentina. E la storia non era certo nuova, pensa a Gadda, che infatti, sacrosantamente, preferisce emigrare piuttosto che fare il professore nella scuola (fra parentesi, secondo me la storia della villa in Brianza voluta fino alla morte dallâ€™arcigna madre Ã¨ tutto un alibi, la veritÃ  tutta da scoprire con ricerche di archivi segreti sta nel disgusto per una vita da insegnante. Ma scusate, divago, fatti miei personali). Come vedi giÃ  allora la scelta per i tecnici era fra unâ€™industria grama o il grigio terziario statale.<br />
Con il benessere ovviamente questo meccanismo non viene spezzato e anzi continua a tutto vapore fino ai giorni nostri. Gli unici colpi che gli vengono inferti sono di natura monetaria: la crisi del â€™63; la adesione al Serpente Monetario (â€™79?); la crisi del â€™92 e infine i parametri di bilancio imposti dai â€˜neo-carolingiâ€™. Ma arrivo al punto dei giorni nostri: la crisi degli anni Settanta-Ottanta viene superata in Italia con â€˜piccolo Ã¨ belloâ€™. Il sistema italiano puÃ² permettersi di far lievitare i redditi reali del terziario parassitario in un sitema di cambi semi-fissi grazie alle esportazioni pompate dai distretti industriali. Ora, credo, ma non posso consultare dati precisi (ed in questo caso vorrei e mi dispiace non poterlo fare, ammesso che esistano) i â€˜nuovi talenti non valorizzatiâ€™ sono i figlioli del terziario parassitario o quasi-parassitario. Stipendi cresciuti senza nessuna correlazione alla produttivitÃ . Questi stipendi hanno permesso per la prima volta di fare viaggetti allâ€™estero, imparare lâ€™inglese, comprare qualche libro in piÃ¹ invece di fare fotocopie, lâ€™anno dellâ€™Erasmus, etc. etc. Ora, secondo me, non ci si puÃ² lamentare oggi perchÃ© le nano-industrie italiane e il folkloristico terziario italiano non assumono, pardon non valorizzano, perchÃ© se fosse stato seguito un modello di sviluppo piÃ¹ teutonico alla Cuccia e Mediobanca oggi ci sarebbero sicuramente piÃ¹ grandi aziende internazionali a batterere bandiera italiana e un debito pubblico meno terrificante, ma sicuramente meno SUV a Treviso e meno pergamene incorniciate nel salotto di casa da Roma in giÃ¹.<br />
Spero di essere riuscito a spiegarmi, in breve volevo dire che lâ€™emigrazione dei cervelli Ã¨ un fatto che deve essere certo corretto, ma che Ã¨ il frutto di una crescita squilibrata di cui si sono goduti vantaggi e svantaggi che vanno pesati prima di tutto senza perdere la prospettiva storica. Qualche tempo fa tu scrivesti che dovremmo abbandonare lâ€™idea di essere una democrazia occidentale. Quellâ€™affermazione mi piacque molto. Oggi scrivi che siamo lâ€™unico paese occidentale a perdere laureati piuttosto che attrarli. Entrambe queste affermazioni ci devono suggerire che per cambiare la situazione bisogna tenere ben presente la prospettiva storica della nostra nazione, e cioÃ¨ la sua peculiaritÃ . Adottando questo approccio diventa evidente che il problema dellâ€™Italia non Ã¨ un problema moralistico, ma di sviluppo squilibrato e che tali squilibri vanno percepiti come un fardello comune da sopportare: cosÃ­ come il piccolo imprenditore del nord-est deve pagare le tasse, il laureato del centro-sud deve adattarsi a fare un lavoro meno qualificato oppure ad emigrare.<br />
Ciao, Ciro.</p>
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	<item>
		<title>By: Giuseppe A. Veltri</title>
		<link>http://www.giuseppeveltri.it/blog/?p=323&#038;cpage=1#comment-2512</link>
		<dc:creator>Giuseppe A. Veltri</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 09:34:30 +0000</pubDate>
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		<description>Ciro,
non sono d&#039;accordo con quanto scrivi perchÃ© tu sovrapponi due questioni simili ma distinte. Un punto Ã¨ quello della valorizzazione del merito e del talento come investimento di una societÃ  sul proprio benessere e su questo Ã¨ il libro di cui parlo. Questo in Italia non accade. Molto spesso chi Ã¨ all&#039;estero ci va con borse di studio straniere e non italiane. C&#039;Ã¨ gente che per capitalizzare il proprio investimento fatto nello studio non ha altra scelta che quella di andare via per non buttare via anni ed anni di sacrifici (spesso non solo suoi). Questo non dovrebbe accadere. Non avere scelta. Non c&#039;Ã¨ la scelta. Siamo l&#039;unico paese occidentale a perdere risorse umane qualificate piuttosto che  perderle. E&#039; un problema strutturale del paese che riguarda tutti ed Ã¨ stato accertato da tanti di quei studi e che ormai Ã¨ veritÃ  solida.

Il secondo punto che tocchi Ã¨ quello del ricambio generazionale, qui c&#039;Ã¨ ovviamente un concorso di colpa tra i le generazioni al potere e le nuove. Ma sfido io a trovare una situazione peggiore per farsi avanti a prendere il posto dei &#039;vecchi&#039;. Tra leggi elettorali, precariato, mortificazione del talento, universitÃ  allo sfascio, disoccupazione giovanile,  sono tutte concause per rendere debolissima la capacitÃ  di influenza di una generazione che Ã¨ stata ed Ã¨ semplicemente massacrata. I debiti di cui tu parli, li stiamo pagano noi trentenni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciro,<br />
non sono d&#8217;accordo con quanto scrivi perchÃ© tu sovrapponi due questioni simili ma distinte. Un punto Ã¨ quello della valorizzazione del merito e del talento come investimento di una societÃ  sul proprio benessere e su questo Ã¨ il libro di cui parlo. Questo in Italia non accade. Molto spesso chi Ã¨ all&#8217;estero ci va con borse di studio straniere e non italiane. C&#8217;Ã¨ gente che per capitalizzare il proprio investimento fatto nello studio non ha altra scelta che quella di andare via per non buttare via anni ed anni di sacrifici (spesso non solo suoi). Questo non dovrebbe accadere. Non avere scelta. Non c&#8217;Ã¨ la scelta. Siamo l&#8217;unico paese occidentale a perdere risorse umane qualificate piuttosto che  perderle. E&#8217; un problema strutturale del paese che riguarda tutti ed Ã¨ stato accertato da tanti di quei studi e che ormai Ã¨ veritÃ  solida.</p>
<p>Il secondo punto che tocchi Ã¨ quello del ricambio generazionale, qui c&#8217;Ã¨ ovviamente un concorso di colpa tra i le generazioni al potere e le nuove. Ma sfido io a trovare una situazione peggiore per farsi avanti a prendere il posto dei &#8216;vecchi&#8217;. Tra leggi elettorali, precariato, mortificazione del talento, universitÃ  allo sfascio, disoccupazione giovanile,  sono tutte concause per rendere debolissima la capacitÃ  di influenza di una generazione che Ã¨ stata ed Ã¨ semplicemente massacrata. I debiti di cui tu parli, li stiamo pagano noi trentenni.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Ciro Mazzotta</title>
		<link>http://www.giuseppeveltri.it/blog/?p=323&#038;cpage=1#comment-2510</link>
		<dc:creator>Ciro Mazzotta</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 08:07:15 +0000</pubDate>
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		<description>E per favore, basta con questa storia dei talenti sprecati, che non sono valorizzati! Ma i corsi universitari, i viaggi all&#039;estero, le borse di studio, i corsi post-laurea, le summer schools con cosa sono stati pagati se non con lo svacco del bilancio pubblico degli anni Ottanta?! E cioe&#039; sulla base delle stesse pratiche anti-meritocratiche, corporativistiche e clientelari che oggi sono alla base del blocco delle assunzioni o del precariato selvaggio? Regola della nonna: se compri la Ferrari e poi non hai i soldi per mantenerla, o la vendi o la chiudi in garage (oppure fai altri debiti, attento a Soros pero&#039;, che ti manda tutto a carte 48). Un sacco di gente di sinistra e&#039; molto simile a  quelli che votano Lega. Questi ultimi vogliono tenersi il benessere di oggi dimenticando le responsabilita&#039; delle politiche nazionali nei confronti del Sud; i secondi vogliono leggi, burocrazia e meritocrazia svedesi, pero&#039; non vogliono rubare manco un minuto alla corsa alla carriera per ottenerli. Passano la vita nell&#039;inane lamentazione che l&#039;Italia non e&#039; come la Svezia. E infatti vanno in Svezia. Ma la Svezia mica e&#039; sempre stata quel &#039;paradiso&#039; che e&#039; oggi. Quelli che hanno combattuto nella Resistenza potevano accomodarsi meglio e invece non l&#039;hanno fatto. Forse il miglior modo di celebrarli, invece di strombazzare inni e partorire lacrime, e&#039; quello di dirsi chiaramente delle due l&#039;una, entrambe con il sorriso sulle labbra: &quot;Preferisco non vivere in Italia...troppo duro...ho trovato di meglio...&quot; oppure &quot;Tutto sommato preferisco rimanere in Italia...cerchiamo di rimboccarci le maniche&quot;. E invece mi tocca sentire uno come Amato (quanti anni ha? Settanta, Ottanta, Novanta? Boh) che alla fondazione del Partito Democratico dice che in Italia c&#039;e&#039; un problema generazionale che si deve risolvere. Ma per favore! Mi domando a cosa siano serviti tutti &#039;sti studi se poi si crede ancora che sara&#039; uno come Amato a fare largo ai giovani talenti. Reputo Dalema un inetto, uno che si e&#039; fatto fregare in tutti i modi, l&#039;esempio perfetto del principe inetto disegnato da Machiavelli, tuttavia mi pare una cosa l&#039;abbia azzeccata: &quot;I giovani di oggi devono fare come noi, prenderselo il potere&quot;.   
Consiglio di dare un&#039;occhiata a questo link
http://www.youtube.com/watch?v=Qx60GgCdoKY</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E per favore, basta con questa storia dei talenti sprecati, che non sono valorizzati! Ma i corsi universitari, i viaggi all&#8217;estero, le borse di studio, i corsi post-laurea, le summer schools con cosa sono stati pagati se non con lo svacco del bilancio pubblico degli anni Ottanta?! E cioe&#8217; sulla base delle stesse pratiche anti-meritocratiche, corporativistiche e clientelari che oggi sono alla base del blocco delle assunzioni o del precariato selvaggio? Regola della nonna: se compri la Ferrari e poi non hai i soldi per mantenerla, o la vendi o la chiudi in garage (oppure fai altri debiti, attento a Soros pero&#8217;, che ti manda tutto a carte 48). Un sacco di gente di sinistra e&#8217; molto simile a  quelli che votano Lega. Questi ultimi vogliono tenersi il benessere di oggi dimenticando le responsabilita&#8217; delle politiche nazionali nei confronti del Sud; i secondi vogliono leggi, burocrazia e meritocrazia svedesi, pero&#8217; non vogliono rubare manco un minuto alla corsa alla carriera per ottenerli. Passano la vita nell&#8217;inane lamentazione che l&#8217;Italia non e&#8217; come la Svezia. E infatti vanno in Svezia. Ma la Svezia mica e&#8217; sempre stata quel &#8216;paradiso&#8217; che e&#8217; oggi. Quelli che hanno combattuto nella Resistenza potevano accomodarsi meglio e invece non l&#8217;hanno fatto. Forse il miglior modo di celebrarli, invece di strombazzare inni e partorire lacrime, e&#8217; quello di dirsi chiaramente delle due l&#8217;una, entrambe con il sorriso sulle labbra: &#8220;Preferisco non vivere in Italia&#8230;troppo duro&#8230;ho trovato di meglio&#8230;&#8221; oppure &#8220;Tutto sommato preferisco rimanere in Italia&#8230;cerchiamo di rimboccarci le maniche&#8221;. E invece mi tocca sentire uno come Amato (quanti anni ha? Settanta, Ottanta, Novanta? Boh) che alla fondazione del Partito Democratico dice che in Italia c&#8217;e&#8217; un problema generazionale che si deve risolvere. Ma per favore! Mi domando a cosa siano serviti tutti &#8216;sti studi se poi si crede ancora che sara&#8217; uno come Amato a fare largo ai giovani talenti. Reputo Dalema un inetto, uno che si e&#8217; fatto fregare in tutti i modi, l&#8217;esempio perfetto del principe inetto disegnato da Machiavelli, tuttavia mi pare una cosa l&#8217;abbia azzeccata: &#8220;I giovani di oggi devono fare come noi, prenderselo il potere&#8221;.<br />
Consiglio di dare un&#8217;occhiata a questo link<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=Qx60GgCdoKY" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=Qx60GgCdoKY</a></p>
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